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Perché parliamo di “politiche territoriali” dell'Unione europea?

Perché parliamo di “politiche territoriali” dell'Unione europea?. Il termine “pianificazione territoriale” avrebbe implicato un carattere vincolante non sempre presente in queste politiche

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Perché parliamo di “politiche territoriali” dell'Unione europea?

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Presentation Transcript


  1. Perché parliamo di “politiche territoriali” dell'Unione europea? • Il termine “pianificazione territoriale” avrebbe implicato un carattere vincolante non sempre presente in queste politiche • Inoltre, “ (...) non si tratta quasi mai di operazioni di mera allocazione di risorse finanziarie secondo obiettivi esclusivamente economici (...), bensì di azioni integrate che richiedono un coinvolgimento attivo dei territori oggetto di «aiuto» ” (Salone C., 2006)‏

  2. Politiche regionaliPolitiche di coesione Atto Unico Europeo 1986 Titolo V “Coesione economica e sociale”

  3. Due elementi fondamentali di un’analisi geografica: Multiscalarità e Transcalarità Analisi delle criticità livelli comunitario, nazionale, dello spazio europeo regionale Analisi delle politiche sistemi continentale, nazionale, territoriali locale

  4. La complessità dello spazio europeo: la sovrapposizione dei livelli amministrativi La Campania Regione all’interno dell’ordinamento amministrativo nazionale e unità territoriale di livello NUTS II dell’Unione europea Coincidenza alle due differenti scale

  5. Alcuni obiettivi presenti nel trattato istitutivo della Cee (1957)‏ • Adozione di una politica comune nel settore dell'agricoltura • Adozione di una politica comune nel settore dei trasporti • Riduzione degli squilibri economici regionali

  6. Articolo 2 del trattato Cee • “La comunità ha il compito di promuovere, mediante la creazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche negli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche dell'insieme della Comunità, un'espansione continua ed equilibrata, una crescente stabilità, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita, e più strette relazioni tra gli Stati che ad essa partecipano.”

  7. Geografie dell’Unione europea Il peso delle diversità nel processo di costruzione di un’identità europea. Vandermotten e Dézert (2008) Differenti livelli di sviluppo Distribuzione non omogenea della popolazione Concentrazione del potenziale economico in un’area circoscritta

  8. Due attori fondamentali di ogni “politica” dell'Unione: • La Commissione europea • Gli Stati membri

  9. La Commissione europea • E' l'artefice di documenti fondamentali nel dibattito sulle politiche territoriali (ad esempio, Europa 2000)‏ • Ha un ruolo chiave nella programmazione delle politiche di coesione europee

  10. Europa 2000 (1991)‏ • Rapporto della Commissione europea su sviluppo regionale, ambiente e reti trans-europee. • Suddivide il territorio comunitario in otto macro-regioni.

  11. Le otto “macro-regioni” di Europa 2000 • Arco alpino • Arco atlantico • Arco settentrionale • Centro delle capitali • Diagonale continentale • Mediterraneo occidentale • Mediterraneo centrale • Länder della Germania orientale

  12. Critiche alla “regionalizzazione” di Europa 2000 • “Le nuove compartimentazioni, certamente più razionali dell'attuale articolazione degli Stati, sono destinate a divenire (...) i futuri interlocutori degli organi di governo dell'Ue, soppiantando i lenti, pesanti e non di rado ostili apparati burocratici degli interlocutori istituzionali.” • “(...) l'ipotesi della Commissione europea si dimostra invece inattuabile sul piano operativo e del tutto indifendibile su quello scientifico.” (Celant A., 1998)

  13. Il caso “esemplare” dell'Arco atlantico “L'arco atlantico riunisce zone del tutto disomogenee fra loro, la cui forza unificante è rappresentata soltanto dalla marginalità geografica, oltre che dalla trascurabile caratteristica di costituire zone di finis terrarum.” (Celant A., 1998)‏

  14. Centralità della dimensione “urbana” nelle politiche territoriali • Ufficialmente solo in tempi recenti la città è stata coinvolta nelle politiche di coesione dei Fondi strutturali • La Commissione ha emanato diverse comunicazioni ufficiali per ribadire l'importanza della città nelle politiche territoriali: - La problematica urbana: orientamenti per un dibattito europeo (1997)‏ - L'Europa delle città (1998)‏

  15. Con la riforma dei Fondi strutturali per il periodo di programmazione 2000-2006, la città viene coinvolta “ufficialmente” nell'obiettivo 2 • Obiettivo 2 Riconversione economica e sociale delle aree con problemi strutturali. Riguarda: - aree industriali - aree rurali - aree dipendenti dalla pesca - aree urbane

  16. ... aree urbane identificate in base alla presenza di uno di questi parametri: • Alto tasso di disoccupazione di lunga durata • Incidenza della povertà • Bassi livelli di istruzione • Elevata diffusione della criminalità • Degrado ambientale (Bonavero P., 2006)‏

  17. Lo Schema di sviluppo dello spazio europeo Principi ispiratori (Lipsia 1994)‏ • Coesione economica e sociale • Sviluppo sostenibile • Competitività equilibrata Lo Ssse non ha carattere imperativo ed è “subordinato” alle politiche comunitarie già esistenti.

  18. Nel testo vengono ribaditi gli obiettivi fondamentali delle politiche territoriali europee: • Per le città: - riequilibrio del sistema urbano - policentrismo - rinnovamento del rapporto città-campagna • Accessibilità alle infrastrutture e alle conoscenze • Tutela del patrimonio naturale e culturale

  19. Sulle città... • Cooperazione tra le città • Competitività • Sviluppo sostenibile • Cooperazione tra città e campagna • Rilancio delle aree rurali

  20. Le città possono rappresentare un fattore trainante dello sviluppo europeo.In particolare:- le città con importanti funzioni direzionali, distributive e/o culturali- i centri che possono rilanciare aree rurali in declino

  21. Sulle funzioni urbaneQuattro tipi di funzioni urbane: • Culturale (centri di informazione, arte, sede di media, centri religiosi, attività di ricerca)‏ • Direzionale (attività di governo, amministrazione pubblica, presenza di servizi finanziari, direzione e gestione delle imprese)‏ • Produttiva (presenza di attività industriale, piccole e medie imprese, artigianato)‏ • Distributiva (trasporti, telecomunicazioni, commercio, servizi turistici per il tempo libero)‏ (Dematteis G., 1993)‏

  22. Tre forme di interdipendenza suggerite dallo Ssse • Tra i territori (transnazionale)‏ • Tra le politiche comunitarie (orizzontale)‏ • Tra i vari livelli di governo (verticale)‏

  23. Due riflessioni- Un tema chiave affrontato dallo Ssse è quello della valutazione delle politiche territoriali europee.- Lo Ssse, come ogni documento europeo, è il risultato di lunghe e faticose contrattazioni, frutto delle diverse tradizioni degli Stati membri in tema di politica regionale e pianificazione.

  24. Quattro “visioni” europee.Una classificazione geografica. • Area nord-occidentale (Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo)‏ • Il Regno Unito • I Paesi del Nord (Danimarca, Svezia, Finlandia)‏ • I Paesi del Sud (Portogallo, Spagna, Italia, Grecia)‏

  25. L'asse nord-occidentale • La prospettiva francese (obiettivi di medio-lungo periodo; policentrismo come elemento essenziale della coesione territoriale)‏ • La prospettiva tedesca (responsabilizzazione degli Stati membri > ottica federale)‏

  26. Il Regno Unito • Euro-scetticismo • Approccio completamente diverso alle “programmazioni” di tipo nazionale e regionale • Rapporto tra il livello centrale e quello locale

  27. I Paesi nordici • Orientamenti diversi nella programmazione regionale • Introduzione, nello Ssse, di tematiche “sensibili” come la tutela ambientale e il welfare

  28. Il policentrismo “Struttura spaziale basata su relazioni reticolari, che possono assumere schemi di carattere gerarchico oppure equipotenziale” Nel testo vengono segnalate due accezioni: • Strutturale • Funzionale

  29. … ancora sul policentrismo: “un modello di sviluppo policentrico dovrebbe (…) influenzare decisioni politiche ed investimenti ad incidenza territoriale, nonché la destinazione dei Fondi strutturali, in particolare nelle regioni obiettivo 1. Lo sviluppo delle zone d’integrazione va sostenuto e completato a livello transnazionale, nazionale e regionale da adeguate misure politiche e, in particolare, garantendo infrastrutture altamente funzionali.” (dallo Schema di sviluppo dello spazio europeo)‏

  30. I limiti dello Ssse • Il carattere non vincolante • La mancanza di criteri rigidi di attuazione • Difficoltà ad attuare in modo concreto il coordinamento orizzontale e quello verticale

  31. - minore rigidità nelle procedure decisionali - coinvolgimento degli attori locali, non solo istituzionali Di fronte ai processi di integrazione economica e politica, e ai cambiamenti della società contemporanea, acquistano sempre più importanza corrette pratiche di governance

  32. L’allargamento dell’Unione porterà nuove “criticità” territoriali: • Accentuazione degli squilibri tra i paesi membri • Un effetto di “polarizzazione” nelle città capitali dei nuovi membri Un duplice squilibrio: • Tra gli Stati membri • All’interno di alcuni Stati, tra aree centrali e zone rurali

  33. Un’opportunità per l’integrazione territoriale? Il rafforzamento delle infrastrutture trans-europee.

  34. Le priorità della politica dei trasporti trans-europea “The 2004 TEN-T guidelines included a list of 30 priority projects which were declared to be of European interest(...). The total cost of completing the entire TEN-T, including the projects of common interest not identified as priority projects, has been estimated at approximately EUR 900 billion.” (http://ec.europa.eu/transport)‏

  35. Due tipologie di integrazione territoriale • Integrazione tra regioni “Rafforzamento della coesione interna ad alcune aree di scala regionale e sub-regionale.” • Integrazione tra reti “Costituzione e consolidamento di reti di ambito sovranazionale che connettono determinati poli urbani senza coinvolgere (...) i contesti regionali di appartenenza.” (le reti trans-europee) (Bonavero P., Dansero E., 1998)‏

  36. Progetti TEN-T: Progetto prioritario n. 1 “Corridoio ferroviario Berlino-Verona/Milano-Bologna-Napoli-Messina-Palermo” • è uno dei progetti più ambiziosi della politica dei trasporti europea: 1.798,3 km e 45.611,3 milioni di euro di costo • sezione prioritaria per la Campania: Av Napoli-Roma

  37. Il tema delle reti di infrastrutture e di trasporti trans-europee sottintende alcune questioni “geografiche” fondamentali: • La posizione relativa delle regione europee • L'accessibilità

  38. E ci aiuta a comprendere: - il difficile equilibrio tra le diverse politiche territoriali europee- la necessità di considerare tutte le scale coinvolte A quale scala leggere i due principali interventi in Campania delle politiche di coesione nel campo dei trasporti? • il Sistema della metropolitana regionale: alta accessibilità all’interno del triangolo Napoli-Salerno-Caserta • l’Alta velocità: connessioni più rapide verso Roma e il Nord da Napoli e Salerno (e dalle future stazione di Vesuvio est e Afragola) ma alla scala regionale rimane ancora forte il problema dell’accessibilità delle aree interne e dei collegamenti trasversali

  39. Per finire, ancora sulla coesione territoriale... “La lotta delle regioni d'Europa affinché venga riconosciuto il ruolo della coesione territoriale all'interno del Trattato, si basa proprio su questo aspetto elementare di tutela della loro geografia. Esse si oppongono a interventi indiscriminati che possono vedere il medesimo trattamento per il pescatore di Oporto o per quello di Manfredonia, chiedono a chiare lettere che l'Unione europea agisca prendendo in considerazione la loro diversità, tutelando quella che appunto viene definito come coesione territoriale.” (Bettoni G., 2009)‏

  40. ...e ancora “Coesione territoriale vuol dire evitare la disgregazione, vuol dire che un territorio possa continuare a essere in vita, coltivare e strutturare un proprio equilibrio, frutto di alchimie che spesso sfuggono a chi assume la decisione d'intervento. Purtroppo pezzi del territorio italiano, e moltissimi altri in Europa, vivono queste fasi di disgregazione.” (Bettoni G., 2009)‏

  41. Una nuova geografia dell’Unione europea? • «Sono, dunque, diventati più variegati il quadro territoriale e delle relazioni che lo articolano, l’insieme delle risorse ambientali coinvolte, il mosaico dei patrimoni e delle identità culturali, l’assetto delle strutture insediative, il dimensionamento degli apparati di supporto alle attività di produzione e la loro fisionomia, il riferimento delle dinamiche socio-politiche, l’articolarsi della comunicazione. Siamo cioè di fronte a una nuova geografia dell’Unione europea». (Salvatori, 2006) • Una nuova periferia orientale

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