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LA CANZONE DEL POLISTIRENE

LA CANZONE DEL POLISTIRENE. Traduzione di Italo Calvino. MONTEDISON: PROGETTO CULTURA.

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LA CANZONE DEL POLISTIRENE

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Presentation Transcript


  1. LA CANZONE DEL POLISTIRENE Traduzione di Italo Calvino

  2. MONTEDISON: PROGETTO CULTURA IL 7 giugno 1985 l’editore Vanni Scheiwiller propone a Italo Calvino di tradurre LE CHANT DU STYRENE di R. Queneau (lavoro del 1957 su commissione della PECHINEY per servire da commento parlato a un documentario di Alain Resnais sulla produzione del polistirene) per una strenna fuori commercio della MONTEDISON con un’incisione di Fausto Melotti (stampata per conto della Montedison di Milano nel novembre 1985 da Giorgio Lucini. Oltre all’edizione originale sono state tirate tremila copie in formato minore e con l’acquaforte ridotta). Calvino non seppe dire di no al suo grande amore per l’opera di Quaeneau anche se il lavoro gli riuscì faticosissimo. Grazie all’amico Primo Levi, che ha controllato le nove parole di cui Calvino era incerto, si pubblica dunque quello che può considerarsi se non l’ultimo, uno degli ultimi scritti di Italo Calvino. MONTEDISON

  3. Calvino Queneau Introduzione In queste diapositive analizzerò la poesia “LA CANZONE DEL POLISTIRENE” (chant du styrène, che somiglia molto al canto delle sirene nell’Odissea) di Raymond Queneau, ma tradotta dal famosissimo autore italiano Italo Calvino. Questa poesia, inizialmente francese, parla della vita della plastica e di tutte le sue trasformazioni. L’analisi comprenderà una parafrasi per capire meglio, un’analisi di alcuni termini importanti, la vita degli Autori e una spiegazione di alcune lettere scritte da autori e produttori per la realizzazione di questo canto.

  4. Scaletta Traduzione di Italo Calvino Parafrasi Seconda lettera con commento Termini importanti Note sugli autori Prima lettera con commento

  5. Tempo, ferma la forma! Canta il tuo carme, plastica! Chi sei? Di te rivelami i lari, penati, fasti! Di che sei fatta? Spiegami le rare tue virtù! Dal prodotto finito risaliamo su su Ai primordi remoti, rivivendo in un lampo Le tue gesta gloriose! In principio, lo stampo. Vi sta racchiusa l’anima; del lor grembo in balìa Nascerà il recipiente, o altro oggetto che sia. Ma lo stampo a sua volta lo racchiude una pressa Da cui viene la pasta iniettata e compressa, Metodo che su ogn’altro ha il vantaggio innegabile Di produrre l’oggetto finito e commerciabile. Lo stampo costa caro; questo è un inconveniente, Ma lo si può affittare, anche da un concorrente. Altro sistema in uso permette di formare Oggetti sotto vuoto, per cui basta spirare. Già prima il materiale, tiepido, pronto all’uso Viene compresso contro una filiera:«estruso», Ossia spinto dall’ugello per forza di pistone; Lo scalderà il cilindro al punto di fusione. È lì che fa il suo ingresso nel bollente crogiolo Il rapido, il vivace, il bel polistirolo. Lo sciame granuloso sul setaccio si spinge, Formicola felice del color che lo tinge. Prima di farsi granulo, somigliava a un vibrante Spaghetto variopinto: chiaro, scuro, cangiante. Una filiera trae, dall’estruso finito, Gli spaghi che una vite senza fine aggomitola. E l’agglutinazione come si fa ad averla? Con perle variopinte: un colore ogni perla. Ma colorate come? Diventerà uno solo Il pigmento omogeneo dentro il polistirolo. Prima certo bisogna asciugarlo per bene Il rotante prodotto, dico il polistirene, Il nostro neonato, il giovane polimero Del semplice stirene, ma nient’ affatto effimero. «Polimerizzazione» designa, già lo sai, Il mondo d’ottenere più elevati che mai Pesi molecolari; non hai che a far girare Un reattore idoneo: mi sembra elementare. Come perle in collana, legate l’uno in cima All’altra, tu incateni le molecole… E prima? Lo stirene non era che un liquido incolore Coi suoi scatti esplosivi e un sensibile odore. Osservatelo bene: non perdete le rare Occasioni che s’offrono di vedere e imparare. È dall’etilbenzene, se lo surriscaldate, Traduzione

  6. Parafrasi Tempo, fai fermare la forma di cui io narro la vita della plastica. Chi sei? Raccontami le sue divinità romane della famiglia e della casa, giorni favorevoli e sfavorevoli. Di che cosa sei fatta? Spiegami la tua composizione: Dal prodotto finito risaliamo ai primi strati, Iniziando dallo stampo. In questo si racchiude l’anima. Da qui nascerà il recipiente o qualche altro oggetto. Lo stampo viene Susseguito dalla pressa della pasta, metodo che permette la vendita di un prodotto finito Commerciabile. Lo stampo ha un prezzo molto alto, quindi è inconveniente, ma lo si può affittare grazie alla Concorrenza. Un altro sistema forma oggetti sotto vuoto, per cui bisogna solo aspirare l’aria. Prima, il materiale riempito, viene inniettato con una filiera. Lo scalderà un cilindro grazie alla fusione. E’ lì che si introduce il polistirolo. I granuli si spingono sul setaccio, dove verranno tinti. Prima di diventare così erano sotto forma di spaghetti. Come si fa ad ottenere l’agglutinazione? Con perle colorate. Colorate come? In un pigmento omogeneo che verrà poi asciugato bene. Prima bisogna asciugare bene il polistirolo con un effimero. La polimerizzazione serve ad ottenere più elevati, come perle di una collana collegate tra loro. Riscaldandolo si ottiene lo stirene senza colore. In principio era liquido e incolore. Si trova nel deserto; ha scatti esplosivi ed un odore sensibile. Osservatelo bene: è dall’etilbenzene che si ottiene, se lo si surriscalda. un tempo lo si estraeva dal benzoino, arbusto indonesiano. Pian piano si risale verso i primi prodotti, la materia assoluta, che scorreva infinita, segreta e sconosciuta. L’etilbenzene scoppia se la temperatura arriva ad un certo grado; proviene dall’incontro del benzene mischiato all’etilene che è un semplice vapore. Etilene e benzene formati dal carbone o dal petrolio. E’ sempre in fumo che la storia finisce. Il metodo per rendere solidi e malleabili le nubi e forme e oggetti resistenti e lavabili. Tra le ignote risorse che attendono un destino di reciclaggio, impieghi e prezzi di listino.

  7. Termini importanti • POLISTIRENE: Etilese e Benzene sono i materiali di partenza per la produzione della resina termoplastica polistirene che si è diffusa nel corso degli anni trenta e ha avuto un enorme successo in quanto si può lavorare per iniezione, estrusione e soffiaggio. Impossibile descriverne tutti gli impieghi. Il settore principale è quello dell’imballaggio. Viene poi impiegata nell’industria di giocattoli, nell’edilizia, nei casalinghi, negli elettrodomestici e negli interruttori. • ESTRUSIONE: L’estrusione è la tecnologia adottata per trasformare un polimero, mediante l’azione del calore della pressione, in un manufatto di forma continua, come film, tubo o profilato. La macchina usata per questa operazione si chiama estrusore o trofila e funziona in questo modo: il polimero passa dalla tramoggia in un lungo cilindro nel quale viene fuso e spinto in avanti dal movimento di una vite che lo comprime, lo fonde e lo omogeneizza. Quando giunge alla fine del cilindro, il materiale fuso viene forzato attraverso l’orifizio della filiera che gli imprime la forma del manufatto voluto (oggetto). • FILIERA: Strumento di acciaio in cui attraverso fori di varia lunghezza vengono introdotti i tondini che devono essere ridotti in fili. • TRAMOGIA: Grosso recipiente a forma di cono con un’apertura sul fondo in cui si versano materiali sciolti per essere scaricati in un recipiente

  8. Note sugli autori Raymond Queneau Lo scrittore francese contemporaneo, laureato in filosofia, coltivò l’interesse per la matematica, psicoanalisi, linguistica e letteratura. Aderì a movimenti surrezionalisti, la cui influenza è avvertibile in tutta la sua produzione, nel suo umorismo “nero”, nel gusto per i giochi di parole e per la combinazione dei segni linguistici realizzata in forme paradossali, fantastiche o con disregante ironia. Ne sono un esempio i novantanove capitoli brevi o brevissimi dei suoi Esercizi di stile (1947). Italo Calvino E’ uno degli scrittori più interessanti e versatili del Novecento. Nato a Cuba, trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Sanremo; in Liguria partecipa alla Resistenza, che gli ispira il suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno (1947). Dopo la guerra si trasferisce a Torino, dove collabora con la casa editrice Enaudi. Molteplici i suoi interessi letterari, che si indirizzano verso la fiaba (Fiabe italiane, 1956), il racconto realistico (Ultimo viene il corvo, 1949;Gli amori difficili, 1958), il racconto filosofico ( la trilogia I nostri antenati, 1952-1959), il racconto fantascientifico (Le cosmicomiche, 1965; Ti con zero, 1967). Nel 1979 pubblica Se una notte d’inverno un viaggiatore; nel 1983 Palomar. Importanti anche le opere saggistiche, in particolare le Lezioni Americane, uscite postume nel 1988.

  9. Pineta di Roccamare 58043 Castiglione della Pescaia 10.8.1985 Caro Primo, Ti scrivo per chiederti un favore, e anche stavolta si tratta di Queneau, per il quale avrei anche stavolta bisogno del tuo gentile e competente aiuto. L’editore Scheiwiller, per una strenna della Montedison, vuol fare Le chant du Styrène di Quenau con mia traduzione a fronte. Ho accettato e ho provato, per riuscirci dovrei saperne un po’ di più sulla fabbricazione degli oggetti in plastica e soprattutto disporre della terminologia tecnica italiana. C’è tutta una parte di cui non capisco niente: tamis, jonc, filière, boudin. Le chant du Styrène era stato scritto da Q. Nel 1957 come lavoro su commissione della Pechiney, per servire da commento parlato a un documentario di Alain Resnais sulla produzione del polistirene. E’ scritto nella stessa maniera della Petite cosmogonie, di cui può considerarsi un’appendice. Questo che ti mando è un primo tentativo per farmi la mano a trovare delle rime (senza le quali poco rimarrebbe dello spirito di Q.) seguendo il significato con qualche libertà. Ho tentato di mantenere la metrica dell’Alessandrino italiano di 14 sillabe (settenario doppio) che lascia abbastanza libertà di movimento, per cui spero di poter riaggiustare versi e rime dopo le tue osservazioni. Ti sarò dunque grato se potrai dirmi dove ho preso fischi per fiaschi e dove non ho usato i termini giusti. Il bol del primo verso avevo sperato fosse un bolo di materia plastica per poter consentire l’attacco Tempo, sospendi il bolo! (parodia di Lamartine). Invece temo non sia altro che un bol en plastique, una scodella come esempio di prodotto in serie. Ho ripiegato su un gioco d’assonanze salvando solo il ritmo del verso. Ho usato qualche volta polistirolo anziché polistirene fidandomi dei dizionari che li danno come sinonimi. Le formage sous vide sarà anche un termine tecnico o solo un gioco con fromage? Cosa sarà la buse? Ho capito bene il pistone e il cilindro? Cosa vorrà dire Et, rotativement, le produit trèbucha? Penso che sarai in vacanza e non so quando vedrai questa lettera. Io resterò almeno fino alla fine di agosto all’indirizzo qui sopra. Ti ringrazio per tutto quello che potrai dirmi e ti auguro un buon agosto, tuo Italo Calvino SPIEGAZIONE Questa lettera è stata scritta a Primo Levi da Italo Calvino e spiega esplicitamente le sue difficoltà nella traduzione di alcuni termini specifici. La lingua originaria si capisce che è il Francese, ma viene tradotto in Italiano Prima lettera …

  10. Pineta di Roccamare 58043 Castiglione della Pescaia 23.8.85 Caro Vanni, La traduzione del Chant du Styrène è fatta – almeno in una prima stesura – e viene molto divertente, tutta in alessandrini italiani di 14 sillabe (doppio settenario9 a rime baciate come l’originale: un tour-de-force che fino all’ultimo non sapevo se mi sarebbe riuscito. Ma molti versi saranno da rifare perché non dispongo – avendo lavorato qui al mare – di nessun testo che mi spieghi le fasi della fabbricazione della plastica e mi fornisca la terminologia tecnica italiana. Insomma, non posso dire di aver capito tutto quello che dice Queneau, spesso in modo allusivo. Potresti chiedere alla Montedison del materiale che possa essermi utile? Non dico un manuale ma qualche opuscolo o prontuario elementare. Ti accludo una lista di termini tecnici che non so se si possono tradurre letteralmente in italiano. L’ideale sarebbe trovare un ingegnere della plastica capace di entrare nello spirito di Queneau e di spiegarmi i punti oscuri; ma non so se si trovi. Naturalmente ho pensato a Primo Levi e gli ho subito mandato testo e traduzione;mi ha telefonato subito molto divertito e non ha trovato niente da ridire dal punto di vista chimico, ma per la parte meccanica e relativa terminologia ha potuto risolvere solo alcuni dei miei dubbi perché questo non è il suo ramo. Starò qui ancora tutta la settimana ventura e ai primi di settembre tornerò a Roma. Cari saluti dal tuo Italo Calvino SPIEGAZIONE Questa lettera, invece, è stata scritta sempre da Italo Calvino, ma a Vanni Scheiwiller, produttore della casa editrice Montedison. Calvino scrive a lui avendo ancora dubbi su alcuni termini a cui neanche Levi ha dato una risposta. … Seconda lettera

  11. FINE Di Alessia Cucciniello 1°F Liceo Scientifico Antonelli

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