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Progetto Scuola e Territorio Proverbi e Modi di Dire Lametini

Progetto Scuola e Territorio Proverbi e Modi di Dire Lametini. L’origine e l’uso dei proverbi.

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Progetto Scuola e Territorio Proverbi e Modi di Dire Lametini

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Presentation Transcript


  1. Progetto Scuola e Territorio Proverbi eModi di Dire Lametini

  2. L’origine e l’uso dei proverbi I proverbi sono brevi pensieri popolari, generalmente in gergo dialettale, molto diffusi che contengono massime, norme, insegnamenti tratti dall’esperienza. La loro origine è molto antica e frutto di culture passate. Rispecchiano gli usi, i costumi, le consuetudini che per secoli hanno caratterizzato la vita del popolo. Dai proverbi è possibile trarre insegnamenti utili e profondi. Per questo sono un vero e proprio patrimonio culturale inestimabile da custodire e da consegnare a noi giovani prima che la civiltà dei consumi lo spazzi via. Noi studenti dell’Istituto Professionale Alberghiero “Einaudi” abbiamo raccolto, anche se in un piccolissimo frammento, i proverbi lametini antichi per ricordare la cultura dei nostri avi.

  3. Proverbi riferiti al tempo, ai mesi e alle stagioni. Il contadino a contatto diretto con la natura, dai campi parla con linguaggio metaforico.

  4. “Dopu Natali friddu e fami” Dopo le feste di Natale si comincia a sentire il vero freddo e la mancanza di soldi spesi durante le feste. “Cu la luna de Jinnaru, ‘n’terra cuntiludinaru” La luna a gennaio è così luminosa da poter contare il denaro per terra.

  5. “Jinnarusiccu, massaruriccu”.“Jinnaruchiovijusu, massarupiducchjusu”.“Jinnarugelatu, addio seminatu”.Se il mese di gennaio sarà rigido il raccolto sarà abbondante e il contadino diventerà ricco poiché il freddo uccide gli insetti nocivi alle coltivazioni.Se gennaio è piovoso il contadino perderà il raccolto.Se gennaio è gelato addio seminato. • “A Jinnaru puta paru, • ma ‘u veruputazzu • è llu misi di marzu”. • La potatura si può fare a gennaio, • ma il periodo più favorevole è il mese di marzo.

  6. “ ‘U fhriddu ‘i marzutrasiintra ‘u cuarnu d’u voi”. “Fhrivaruovaru”. “Fhrivaruerbaru”. Il freddo del mese di marzo riesce a penetrare anche nel duro corno del bue. A febbraio le galline fanno molte uova. Febbraio è ricco d’erbe. “A marzudui ‘ mbrelli; unupe’ juorni brutti e unupe i belli”. A marzo due ombrelli (è pazzerello): uno per i giorni brutti e uno per quelli belli.

  7. “Marzuasciuttu e aprili vagnatu, contadinufortunatu”. Se a marzo piove e ad aprile farà bel tempo il contadino farà un raccolto abbondante. • “Mejjuumammatamu ti ciangeca no u suli e marzumu ti tinge”. • E’ preferibile essere pianti dalla propria madre anziché esse re colpiti dal mese di marzo. “U’ primu d’aprili duvi ti mandanu no jire”. Il primo d’aprile non andare dove ti mandano, potrebbe essere una burla.

  8. “Parma chjuvusa, gregnagravusa”. Significa che se la domenica delle Palme piove il raccolto sarà abbondante. “Ponente no fa nente; levante è nu birbante”. Il maltempo che arriva da ponente dura poco; quello che giunge da levante è malandrino. “Quanduchjove ai quattru aprili, chjovepe’ juorniquaranta.” Quando piove il quattro aprile pioverà per quaranta giorni.

  9. “Suli a finistrelli e cialu a picurelli, veni acqua a catinelli”. Quando in cielo ci sono nuvole a pecorelle, il giorno successivo ci sarà maltempo. “Quanduchjove e no fa zzanchi e quandu Pasqua vene è maju”. Si dice di una cosa che non si avvererà mai. “U tamarru, scarpa grossa e cervejiufinu”. Il contadino ha le scarpe rozze, ma il cervello fino.

  10. “Acqua di giugnu leva llu pani d’ u fhurnu”. La pioggia nel mese di giugno rovina il grano e quindi ci sarebbe poco pane da mettere nel forno. “A maju ‘nu mutarisaju, a giugnu mutati ‘n tundu”. Nel mese di maggio non cambiare l’abbigliamento, potrebbe ancora fare freddo, a giugno puoi indossare gli abiti estivi.

  11. “Quanduchjoviintra ‘a tridicina ‘ • un si fhà • né ùagghju, • né mustu, • né farina”. • Se piove • durante la “Tredicina”, (preparazione alla festa • di S. Antonio), • non si farà né olio, • né vino, né farina.

  12. “A state chjoveuattu e asciuga unu”. D’estate un solo giorno asciuga la pioggia di otto. “Ad’ agustugranu e mustu”. Ad agosto si conserva il raccolto del grano e s’incomincia a pensare alla prossima vendemmia. “A vigna sua fa sempre navutti”. La sua vigna produce una sola botte di vino. Chi si contenta gode.

  13. “A tutti i santi ‘a nivi è ppilli canti”. • Ai primi di novembre inizia a farsi sentire il freddo. • “A SantuMartinu ogni vutti caccia bbinu”. • A San Martino si brinda col vino novello.

  14. “Alli sia Nicola, alliuattu Maria, • Allitridici Lucia, e lliventicinqua • U veruMissia”. • Il 6 dicembre si festeggia S. Nicola, giorno 8 l’Immacolata Concezione, il 13 Santa Lucia, il 25 il Santo Natale.

  15. “Da a campagna vene a cuccagna” La ricchezza viene dalla campagna. “Alivu e ficu, trattali e nimicu”. L’olivo e il fico vanno potati radicalmente. “L’annata fa larroba e a terra nd’ha l’onore”. Le favorevoli condizioni climatiche favoriscono le colture e la terra ne ha il merito.

  16. “A chjovari e a muriri ‘un ci vònnenti”. “Oji ‘nfigura, dumani ‘nsipurtura”. La pioggia e la morte arrivano quando meno te l’aspetti. Oggi sei vivo, domani morto e seppellito.

  17. “Quandu canta lluscrupiu Già luviarnusi ndijiù”. Quando canta l’assiuolo, sta per finire l’inverno. “U viarnu è la fhigura d’u mpiarnu”. L’inverno è brutto come l’inferno.

  18. “U bùanutempu d’ a matina pari” La belle giornata si vede già dal mattino. “A negghjavasciabuanutiampulassa”. La nebbia preannuncia il bel tempo.

  19. “Quandulampa, scampa e quandutronachiovj”. Dopo i lampi ci sarà il sereno, quando tuona a breve pioverà. “Doppu ‘a timpesta veni llacarma”. Dopo la tempesta viene il sereno.

  20. “Chjovi e chjovi ccullusuli, a’ Madonna cogghjjuri E llicogghj intrau panaru, ‘a Madonna d’u Rusaru”. Stupenda immagine della Madonna che raccoglie i fiori, mentre una leggera pioggerellina scende come rugiada a portare beneficio ai campi.

  21. “Quanduchiovjd’a muntagna Pigghhja ‘a zappa e bbà ‘n campagna, Quanduchjovid’a marina pigghja ‘a pignata e bbà cucina”. Se il cielo è coperto dalla parte delle montagne vuol dire che il maltempo si sta allontanando e il contadino con i suoi attrezzi può recarsi nei campi a lavorare. Se il cattivo tempo arriva dal mare significa che pioverà ancora a lungo e allora è meglio starsene a casa a cucinare. “Quanduchjovi, e malutiampufhà, chini sta ‘n casa d’autrumalustà”. Se c’è cattivo tempo è preferibile trovarsi nelle propria casa.

  22. “Acqua e bbiantu e lludiavulu a pitrati”. E’ un cattivo augurio rivolto nei confronti di una persona verso cui si nutre un sentimento di rancore. “Ti possa accompagnare l’acqua, il vento e il diavolo a sassate”.

  23. “ Fhatti i fhatti tua cà campi vìacchiu.” Fatti i fatti tuoi e diventerai vecchio. Vivrai a lungo. “Musca e bbespa e chini parra abbusca”. Non raccontare i fatti degli altri, potresti ricevere delle botte. “Chini si guardau, si sarvau”. Colui che si comporta con cautela, non va alla ricerca di guai e perciò si salva.

  24. Modi di dire lametini A differenza dei proverbi molto diffusi e apprezzati, poiché rispecchiano la cultura popolare e hanno trovato nei tempi passati ed in quelli recenti molti appassionati, i modi di dire non sono stati tenuti nel corso degli anni in grande considerazione, poiché ritenute espressioni e luoghi comuni scontati e banali, grossolani di cui non valga la pena occuparsi. Gli studiosi di culture subalterne non la pensano così. Secondo il loro giudizio sono da identificarsi con le frasi delle parlate caratteristiche, con tutte quelle espressioni linguistiche tipiche che danno vivacità al linguaggio popolare e quindi devono essere ritenuti con i proverbi i prodotti linguistici più consistenti, significativi e apprezzabili. Che i modi di dire svolgono un’importante funzione lo dimostra il fatto che da sempre se ne faccia un larghissimo uso, sia nel passato che nel presente, per esprimersi e comunicare nel linguaggio dialettale. Nel quadro generale dei dialetti meridionali, i modi di dire lametini occupano un posto di rilievo per l’eccezionale varietà e ricchezza. Molto ampia è la tipologia di argomenti trattati ed essi vengono utilizzati dalla gente in modo naturale e spontaneo e tendono in modo più o meno appropriato ad abbellire ed ornare il discorso.

  25. “Ognùnu si vidi llubbùanu sua!” Ognuno bada al proprio tornaconto! Modo di dire per mettere in evidenza l’atteggiamento delle persone che pensano solo al proprio utile. “Accurrìandu, prigandu!” Occorrendo, pregando! È un’imprecazione garbata per rifiutare un aiuto.

  26. “ ‘U mangiàriastùtallu mali!” • Il cibo estingue ogni male! • Detto antico per dire che chi si nutre bene combatte tutte le malattie. • “Fhari ‘nugrubbuintra l’acqua” • Fare un buco nell’acqua. • Significa non riuscire a portare a termine un compito.

  27. “A d’ ogni casa cc’è nna‘cruci” In ogni casa c’è una croce. Ogni famiglia ha le sue preoccupazioni e i suoi problemi. “Chistu è statu ‘u distìnu sua!” Questo è stato il suo destino! E’ un commento che si fa quando una persona viene improvvisamente colpita da una disgrazia.

  28. “Aviri u risu alla vucca e lluchjantuallu cori” • Avere il riso in bocca e il pianto nel cuore. • Fingere di essere contenti, • mentre si è addolorati. • “Mi passa ll’anima” • Mi brucia il cuore. • Sono profondamente addolorato.

  29. “Si l’acqua fhussibbona, ‘un jjèraù • llujùmmi a ppindinu” • Se l’acqua fosse buona, non scorrerebbe liberamente per i fiumi! • Espressione usata dai bevitori per proclamare la superiorità del vino. “Si t’ha’ annigàri, è mmegliu mu t’anniaghi a ‘nnu jùmmi ‘randi!” Se ti devi annegare, è bene che tu lo faccia in un fiume grande! Quando bisogna fare qualcosa di importante, bisogna giocare tutto e non prendere scorciatoie.

  30. “Hannudatu ’a lantèrna allimanu d’’i cicàti” • Hanno posto la lanterna nelle mani dei ciechi. • Si dice di un individuo a cui è stata assegnata autorità, ma non ha la capacità di farne buon uso. • “Alla luce da lumerasimu tutti i’ na’ manera” • Alla luce del sole siamo tutti uguali • Non c’è differenza tra ricchi e poveri.

  31. Mi fha“nu mali tabbacchèri di jinòcchja!” Mi fan male le tabacchiere delle ginocchia! Si usa per indicare che si sentono dolori alle articolazioni delle ginocchia “Jìrinacanaca” Dondolare. Si dice per indicare un dente che si muova o un mobile instabile. “S’ ‘u jùhhji , cadi ‘nterra!” Se gli soffi addosso cade per terra. È rivolto ad un individuo che non si regge in piedi.

  32. “Pàrica ha’ nisciùtuìari e ha’ caminàtustamatìna!” • Non sei nato ieri e non hai camminato questa mattina! • È riferito ad una persona che avendo una certa età non può sbagliare e dovrebbe sapere come comportarsi. • “Ancùnujùarnu, mi mintumàti!” • Qualche volta, mi nominerete. • Lo dicono le persone anziane che per la loro saggezza vogliono essere ricordati dai posteri.

  33. “N’ha ffattucadìr’’a fhacci ‘nterra!” • Ci ha fatto cadere la faccia a terra. • Si dice di una persona che con il suo comportamento ha creato disagi e vergogna

  34. “Mi giri ‘ntùarnucum’’u gallu!” Mi giri intorno come il gallo! Dicesi di una persona timida che non si decide a chiedere quello che desidera. “Èssarimpìanzicu” Essere incerto. Si dice delle persone incerte e indecise.

  35. “Pittall’aggiallialluvùalu!” • Dipinge gli uccelli in volo! • Si usa per indicare una persona capace, intelligente che è in grado di conseguire qualsiasi obiettivo si proponga.

  36. “Nuncci po’ purtarinemmenu i scarpi” Non gli puoi portare neanche le scarpe. Si dice di chi non è in grado di competere con una persona superiore. “Fhari ‘u maestr’ ‘i càmbara” Fare il maestro di camera. Riferito a chi vuole atteggiarsi a capo pretendendo rispetto. “Chillicum’ a ttìa m’’attàccu a ‘nnujìritu!” Quelli come te me li lego a un dito! Dicesi di chi si vuole sentire superiore agli altri.

  37. “Fhari ‘u pilu alla lingua” • Fare il pelo sulla lingua. • Consigliare ripetutamente e non essere ascoltati.

  38. “Mìntiti ‘nafhermatùra alla vucca!” Mettiti un lucchetto alla bocca. Rivolto a chi parla troppo. Invito a parlare di meno. “Aviri’ a vucca larga” Avere la bocca larga. Si dice di chi parla troppo.

  39. “Ammuccia, ammucciaca’ pari tuttu” • Non ti adoperare a nascondere perché si vede ogni cosa. • È detto di chi cerca di nascondere ciò che ormai tutti conoscono. • “Nun è suppa, ma pani vagnatu”. • Non è zuppa, ma pane bagnato. • Non affannarsi a nascondere l’evidenza dei fatti, la sostanza è la stessa.

  40. “Ccimàncanudiciannòvi sordi ppi ‘nna lira!” Gli mancano diciannove soldi per formare una lira! Si dice di un individuo che vive in povertà. “Bell’accàttu ch’hàfhattu!” Bel guadagno che hai fatto! Si dice di un individuo che ha compiuto un investimento sbagliato. “Arrùst’ ‘e mmàngia!” Arrostisce e mangia! È rivolto ad una persona che lavora, ma non riesce a mettere niente da parte.

  41. “Scura òji e bbeniddumàni” • Fa buio oggi e verrà domani. • Si dice quando non si riesce a portare a termine un compito nel tempo dovuto. Si vedrà domani. • “Dassallaprìadica • e bba alla fharza!” • Lascia la predica e va alla farsa! • Si dice di un individuo che disattende un impegno importante per dedicarsi a cose futili.

  42. “L’arvulu pecca e luuramuricivi”. L’albero pecca e il ramo riceve. Le colpe dei padri ricadono sui figli. “Chini si guardau, si sarvau”. Colui che si comporta con cautela, non va alla ricerca di guai e perciò si salva. Bisogna sempre guardarsi per non combinare casini.

  43. “ Nduvicantanu tanti galli ‘un ffàmmaijuarnu”. Dove cantano tanti galli non fa mai giorno. Chi comanda deve essere una persona risoluta e determinata. “Attacca ‘u ciucciu ‘nduvi dici llupatruni”. Lega l’asino dove vuole il padrone e non discutere. Asseconda i desideri di chi comanda.

  44. “ ‘A stessa fhacci ‘u cundanna!” • La sua stessa faccia lo condanna. • La bruttezza del viso tradisce la cattiveria dell’animo. • “Senti l’erba crìsciari” • Sente l’erba crescere. • Si dice di una persona sensibile alla quale non sfugge niente.

  45. “Chini si strìgghjalu sua cavallu ‘u d’è chiamatumuzzu ‘i stalla”. Chi pulisce il suo cavallo non è garzone di stalla. Chi accudisce alle proprie faccende non si deve vergognare.

  46. Progetto realizzato dalle classi IC eno e IIC eno Professoressa Carmela Grillo

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