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LAUDATE HOMINEM. «Non voglio pensarti figlio di Dio ma figlio dell’uomo..». Sara Falchi Liceo Scientifico « E.Fermi » A.s. 2011-2012. Introduzione.
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LAUDATE HOMINEM «Non voglio pensarti figlio di Dio ma figlio dell’uomo..» Sara Falchi Liceo Scientifico «E.Fermi»A.s. 2011-2012
Introduzione Partendo dalla frase «Non voglio pensarti figlio di dio ma figlio dell’uomo» della canzone «Laudatehominem» di Fabrizio De Andrè, il mio intento è quello di fare una riflessione attraverso un percorso interdisciplinaresul crollo di quel valore religioso, che per secoli èstato il fondamentale, e l’avvento dell’importanza dell’uomo. Analizzarecome vari artisti hanno preferito credere nella ragione umana piuttostoche in un ente divino.Premettendo che il mio nonvuole essere un attacco alla religione, ma l’analisi di come hanno dato fiducia alla«potenza» dell’essere umano.
Emilio Praga Eugenio Montale
«Casto poeta che l’Italia adora,vegliardo in sante visioni assorto,tu puoi morir!...Degli antecristi è l’ora!Cristo è rimorto!»Preludio, Praga.
«Questo che a notte balugina nella calotta del mio pensiero, traccia madreperlacea di lumaca o smeriglio di vetro calpestato, non è lume di chiesa o d'officina che alimenti chierico rosso, o nero.» Piccolo testamento, Montale.
LAmortedi dio «Dove se n’è andato Dio?» gridò «ve lo voglio dire! L’abbiamo ucciso – voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini..» «Dio è morto! Dio resta morto! E noi l’abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini?..» «La gaia scienza», Nietzsche
Dalla «morte di Dio» all’avvento del «superuomo» La morte di Dio segna, per Nietzsche, l’atto di nascita del superuomo. «Morti son tutti gli dei: ora vogliamo che il superuomo viva.» («Cosi parlò Zarathustra») «Non POSSO pensarti figlio di Dio ma figlio dell’uomo..» F. De Andrè
Pablo Picasso, Poveri in riva al mare,1903. Olio su tavola, 105,5x69 cm. Washington, National Gallery of Art.
Pablo Picasso, Famiglia di acrobati con scimmia, 1905. Inchiostro di china, gouache, acquerello e pastello su cartone, 104x75 cm. Goteborg, Konstmuseum.
James Joyce Dubliners Pubblicato nel 1914 sul quotidiano «The Homestead»,conlo pseudonimo di Stephen Dedalus. Tutte le storie sono ambientate a Dublino "La città mi sembrava il centro della paralisi", ha dichiarato Joyce. 15 storie
«Non servirò ciò in cui non credo più, si chiami questo la casa, la patria o la chiesa» James Joyce, Portrait • Religione che dà false speranze
Dubliners: «The Sisters» «Fu quel calice che ruppe… Cominciò tutto di lì.» «Ci sarebbe da crederlo se vi dicessi che era proprio là, seduto tutto solo dentro al confessionale, al buio, ridacchiando bello sveglio fra sé e sé?» «It was that chalice he broke… that was the beginning of it.» «And what do you think but there he was, sitting up by himself in the dark in his confession-box, wide-awake and laughing-like softly to himselfs?»
Indice: Copertina Introduzione Mappa Italiano Filosofia Storia dell’arte Inglese Geografia astronomica Indice Fonti Pg1 Pg2 Pg3 Pg4,5,6 Pg7,8,9 Pg10,11 Pg12,13,14 Pg15,16 Pg17 Pg18
Fonti: • «La letteratura»; Baldi, Giusso, Razetti, Zaccaria • «Fare Filosofia»; Abbagnano, Fornero • «Itinerario nell’arte»; Cricco, Di Teodoro • «Dubliner»; James Joyce • «Lit & Lab»; Spiazzi, Tavella • «Geografia generale»; Feyles, Neviani • «It.wikipedia.org» • «www.studenti.it» • «the-big-bang-theory.com»